L'arte calligrafica araba è l'arte di scrivere in maniera codificata ed esteticamente ricercata usando l'alfabeto arabo
o alfabeti di sua derivazione (persiano, turco osmanli, ecc.). L'arte
della calligrafia è particolarmente considerata nell'Islam, ed è per
questo che alcuni usano parlare anche di calligrafia islamica. Non bisogna però dimenticare che, se la scrittura è stata un mezzo importante per la preservazione e la diffusione del Corano,
la calligrafia araba ha storicamente trovato vasto uso anche in ambiti
non strettamente religiosi, come ad esempio l'elaborazione di sigle
calligrafiche per usi di cancelleria.
Durante
tutta la storia dell'Islam, il lavoro dei calligrafi venne
ricercato e apprezzato. Data la convinzione che l'arte figurativa fosse
una forma di idolatria, la calligrafia e le rappresentazioni astratte
divennero i principali mezzi di espressione artistica nelle culture
islamiche.
La
calligrafia araba, persiana e turco-ottomana è strettamente collegata
con l'arte geometrica islamica (l'arabesco): i disegni sulle mura e
sulle pareti delle moschee
trovano corrispondenza con quelli sulle pagine. Gli artisti
contemporanei del mondo islamico sfruttano tuttora l'eredità dell'arte
calligrafica per inserire iscrizioni o figure astratte nelle loro opere.
Lo strumento tradizionale del calligrafo arabo è il qalam,
una penna di canna secca; l'inchiostro è spesso colorato, e con grandi
variazioni di intensità, in modo che le parti più grandi della
composizione risultino essere molto dinamiche.
Nel tempo venne utilizzata una grande varietà di supporti. Prima dell'avvento della carta, ci si serviva di papiro e pergamena.
L'affermazione del supporto cartaceo, che nei territori musulmani
avvenne ben prima che in Occidente, rivoluzionò l'arte della
calligrafia: mentre le biblioteche dei contemporanei monasteri
europei potevano conservare al massimo poche dozzine di codici, le
biblioteche del mondo arabo contenevano normalmente centinaia, e persino
migliaia di libri.
Ma un altro supporto comune furono le monete. A partire dal 692, il califfato islamico trasformò lo stile di coniazione di monete del Vicino Oriente, passando da immagini figurative a parole: è il caso dei dinar, o delle monete in oro di grande valore. In genere, sulle monete erano iscritti versetti coranici.
Verso il X secolo, nella Persia ormai convertita all'Islam nacque l'uso di scrivere iscrizioni su tessuti di seta decorati; queste stoffe con iscrizioni erano così preziose che i crociati occidentali le riportarono in Europa come bottino di guerra: ne è un esempio il cosiddetto "sudario di San Josse, usato per avvolgere le ossa San Josse nell'abbazia di Saint-Josse-sur-Mer, presso Caen, nella Francia nord-occidentale.


