dall’inviato Roberto Bongiorni
Il Sole 24 Ore.com, 6 marzo 2010La vita di Karim è cambiata nel mese di giugno del 2006. Allora l'Iraq era straziato dalle violenze interconfessionali, e quasi ogni mattina sulle acque del fiume Tigri affioravano decine di corpi brutalmente giustiziati. Il paese stava scivolando nel baratro della guerra civile. Karim Wasfi lo ricorda bene. «Stavo dirigendo il concerto per clarinetto e orchestra di Mozart. A un tratto il vento ha cambiato direzione e mi ha investito l'odore dei cadaveri abbandonati sulla strada. Era insopportabile, ma ho proseguito. Se ci rassegniamo, questa situazione non migliorerà mai, mi sono detto. Devo fare qualcosa, tutti noi dobbiamo fare qualcosa». L'odore dei morti è rimasto imprigionato nella sua memoria. Un'amara esperienza che ha trasformato la professione di Karim in una missione. La sua orchestra doveva ricucire lo strappo, sanare le ferite, ispirare la tolleranza. «Comprensione reciproca e tolleranza, anche attraverso la musica» precisa.
Dal 2005 direttore dell'orchestra filarmonica irachena, Karim, 38 anni, con i suoi baffi ben curati e l'elegante frac, sembra un uomo di altri tempi. Il suo inglese è forbito, i modi eleganti e cortesi. È cresciuto tra l'intellighenzia del Cairo, il padre era una star del cinema, la madre un'affermata pianista, lui è diventato violoncellista. «Ma siamo iracheni», sottolinea. Il suo caro amico, Majid Azzani, suonatore di tromba, ascolta in silenzio. Anche lui ricorda gli anni bui, quando, per motivi di sicurezza, gli spettatori erano informati per telefono sul luogo e l'ora dei concerti. Accadeva persino che si stabilisse un primo appuntamento, da cui poi i convenuti erano dirottati nel vero luogo del concerto. Il rischio di attentati o rapimenti era molto alto. Majid lo sa bene. «Avevo appena finito le prove – racconta - e stavo andando al mercato quando da due macchine scesero quattro uomini armati. Mi trascinarono dentro un'auto e mi bendarono gli occhi. Dopo un paio di ore, uno dei rapitori mi porse le sue scuse e mi rimise in libertà: leggendo la mia carta d'identità si erano accorti che non ero un ufficiale ma un musicista». A qualcuno è andata peggio, ricorda Majid. «Il nostro caro violinista Ali Talibi è stata ucciso da un'autobomba».
Terrorizzati da quanto stava accadendo, tra il 2005 e il 2006 ventisette membri dell'orchestra abbandonarono il paese. Ora le cose sono cambiate. L'eco degli spari nei distretti vicini non disturba più il concerto ma la tenacia di Karim è sempre la stessa. Lo si tocca con mano quando si assiste a una sessione di prova – l'orchestra si riunisce quattro volte la settimana – nell'auditorium dell'Institute of fine arts di Baghdad. «Oggi – ammicca Karim - siamo arrivati a 87 musicisti, un primato. Bene, il mio obiettivo è di arrivare a 120». «Una delle battaglie più dure – prosegue il direttore - è stata convincere il governo ad alzare gli stipendi affinché i membri dell'orchestra potessero dedicarsi a tempo pieno alla musica. Ci sono riuscito. Nel 2006 lo stipendio era di 400 dollari al mese, ora siamo arrivati a 1.200 e voglio alzarlo ancora».
Una buona notizia. Per sbarcare il lunario i musicisti dell'orchestra facevano i più svariati mestieri: tassisti, avvocati, cassieri ai supermercati. Oggi solo una ventina svolge un'altra professione: soprattutto ingegneri e insegnanti. L'equilibrio su cui si regge l'Iraq, domani alle urne con la minaccia di al-Qaida, che ieri ha annunciato il coprifuoco in tutto il paese per impedire il voto, è ancora molto precario per rinunciare a uno stipendio.
«Suoneremo di più, sempre di più. Dobbiamo migliorare la qualità» continua Karim. A riprova dei progressi compiuti ricorre a uno dei suoi tanti aneddoti: «Qualche settimana fa stavamo eseguendo un concerto al Alwiya Club e c'è stato un black-out di venti secondi. Hanno tutti proseguito al buio un movimento di Richard Strauss piuttosto complesso, mantenendo il tempo. Sono soddisfatto».
Come dargli torto? La sua orchestra è un modello di come la multietnicità e la multireligiosità possano riunire e arricchire, anziché dividere. Se i numerosi partiti politici iracheni, ancora oggi coinvolti in una lotta intestina senza esclusione di colpi, imitassero l'esempio dell'Orchestra di Karim, la situazione sarebbe ben altra. Nella grande orchestra non esistono barriere linguistiche, culturali, religiose o economiche. Nemmeno di età. La più giovane musicista ha solo 15 anni, il più anziano, violinista nonché uno dei fondatori dell'orchestra, 73. Ci sono cristiani, sciiti, sunniti. La maggior parte sono arabi, ma ci sono anche curdi, turcomanni e assiro. «Davanti a una sinfonia sono solo dettagli» ci spiega la diciassettenne figlia di Majid, Duaa: nell'orchestra suona l'oboe assieme ad altre sette donne, così unite e così diverse: alcune non rinunciano mai al velo, altre preferiscono indossare un abito elegante ma attillato. «Tra noi c'è una ragazza che proviene da una famiglia sciita molto religiosa. In principio il padre era diffidente, quasi ostile, ma alla fine la musica ha vinto» esclama compiaciuto Karim.
Il volto di Annie, 29 anni, è raggiante: ora violoncellista, ha da poco lasciato il lavoro. «Lavoravo in un laboratorio di analisi, sono biologa. Durante l'era di Saddam ho dovuto interrompere la musica, ma ora posso dedicarmi a tempo pieno». Annie è cristiana, come altri cinque musicisti, ma per lei non ha alcuna importanza. L'importante è la musica. E con i primi segni di democrazia l'orchestra si sta allargando – «suoniamo anche tre volte al mese - osserva Majid - quest'anno abbiamo aumentato il numero di concerti. Ci credete? Abbiamo suonato a Ramadi (il capoluogo della riottosa provincia di Al Anbar fino al 2007 roccaforte degli estremisti sunniti, ndr) e a Bassora. Dovevamo tenere un concerto anche nella città di Kerbala (città santa sciita). Peccato che durante la preghiera del venerdì l'imam ha fatto annullare il concerto. Non potendo condannare la nostra attività, ha attaccato la società telefonica che ci sponsorizza. La gente è accorsa lo stesso e si è trovata davanti le porte dell'auditorium chiuse».
http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Mondo/2010/03/orchestra-multietnica-nuovo-iraq.shtml
